Ho sempre pensato che scrivere fosse il metodo più semplice ed efficace per comunicare. Più facile della parola, per chi come me è nato in un luogo dove la lingua madre (l'italiano) è attorcigliata al dialetto come se fosse un ferretto (chissà come si chiamano) per chiudere le buste dei taralli. Più facile di un disegno, saper disegnare non è mai stato democratico, non tutti hanno ricevuto questo "dono" ed io di sicuro no, tanto che suscitavo le ire di mio padre - il cui pensiero si discostava dalla mia visione genetica di distribuzione dei talenti - preferendo al disegnare, su candidi fogli di cartoncino rigorosamente comprati alla buffetti, lo scrivere temi e brani liberamente ispirati (copiati) alle storie lette sul topolino. "Nessuno nasce imparato, disegnaaa che ti si aggiusta la mano" mi diceva un non piú giovane "Tappo" (soprannome di mio padre), "cavolo" rispondevo io, tra me e me, ovviamente perchè: chi aveva il coraggio di dire cavolo a Papá? "Su 25.000 geni non vuoi che non ci sia quello del saper disegnare",sicuro che c'è ma il mio e' morto prima di nascere!"
Detto ciò, sembrerebbe che io sia nato per scrivere o meglio cresciuto scrivendo. Purtroppo, come il disegno, anche il saper scrivere non è cosa da tutti e non lo è neanche per me, sopratutto per il fatto che la mia maestra della scuola elementare era albanese. Si chiamava Laura avevo un forte accento barese, era altissima, o almeno io la ricordo cosi, non aveva le sopraccigla e le sue lezioni di grammatica, lessico, forma, sintassi,etc iniziavano e finivano con un dettato di 30 pagine. Cinque anni di allenamento intenso che hanno prodotto la nascita di un muscolo fortissimo e inutilissimo tra pollice e indice ma, piu' di tutto, una scarsa attenzione ai dogmi della lingua italiana, abituato ad obbedire ai comandi : "a con l'h, e con l'accento.due ti,1 c,senza i" senza mai capirne il reale motivo tanto che, negli ultmi anni della mia carriera universitaria, necessitai di un pool (adoro questa parola) di laureati per farmi correggere le tesi di laurea.
Comunque eccomi qua, Valencia, barrio nonsocomesichiama ma sicuramente é pieno di gitani, 26 anni compiuti, seduto sulla tavoletta del water più piccola della storia - da Vespasiano creatore ad oggi - di un freddo e sgangherato bagno di casa della mia ex coinquilina Zoltána (ovviamente non si chiama cosi, son andato su google è ho messo "nomi ungheresi di donna ") 175 cm di "allegria" ungherese o come diceva lei, "innamoremento precoce" mentre, oltre all'ovvio, attendo con ansia un' epifania, un ispirazione mentre Leggo un libro, come faccio sempre quando sono nudo e seduto.Il libro, preso in prestito (rubato) dalla scrivania della coinquilina di Zoltána, una trentenne italiana ninfomane e con un pozzo di Capurso al posto dello stomaco era di uno di quelli comprano le donne quando si lasciano con il ragazzo. Ero a pagina 20, 25 credo, non stavo dando troppa importanza alle parole che scorrevano sotto i miei occhi ma, ad un certo punto, mi rendo conto che l' autore mi stava silenziosamente propinando e sbattendo in faccia, passo dopo passo, la sua cazzo di vita da polentone lombardo senza che nessuno gliel'avesse chiesto. E li mi sono detto : "ma vedi tu sto fesso se deve abusare del più grande mezzo comunicativo per farmi sapere i fatti suoi.Quasi quasi,egocentrico come sono lo faccio pure io".
Ed eccomi qua, Alicante, barrio "la tombola", ultimo barrio della citta', sempre 26 anni compiuti, che prendo la palla al balzo (lanciatami da solo) in una tiepida notte invernale, mentre inizio una raccolta di pensieri che spero possa rendere il tuo tempo più gradevole.







